Salus per lactem

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La sostenibilità ed il controllo dell’impatto ambientale dei prodotti lattiero-caseari di Salerno

Igeam S.r.L.

Nell’ambito del progetto di ricerca “Salus per Lactem”, Igeam Srl ha avviato un importante filone di attività in materia di tutela ambientale attraverso la metodica riconosciuta in ambito scientifico come Life Cycle Assessment (LCA).

La metodologia Life Cycle Assessment

La Valutazione del Ciclo di Vita rappresenta un «processo» oggettivo di valutazione dei carichi ambientali connessi con un prodotto, un processo o un’attività, attraverso l’identificazione e la quantificazione dell’energia, dei materiali usati e dei rifiuti rilasciati nell’ambiente, per valutarne l‘impatto ambientale e realizzare così le opportunità di miglioramento ambientale. Tale valutazione include l’intero ciclo di vita del prodotto, processo o attività, che comprende l’estrazione e il trattamento delle materie prime, la fabbricazione, il trasporto, la distribuzione, l’uso, il ri-uso, il riciclo e lo smaltimento finale (dalla culla alla tomba).

A livello internazionale la metodologia LCA è regolamentata dalle norme ISO della serie 14040 in base alle quali uno studio di valutazione del ciclo di vita prevede: la definizione dell’obiettivo e del campo di applicazione dell’analisi (ISO 14041), la compilazione di un inventario degli input e degli output di un determinato sistema (ISO 14041), la valutazione del potenziale impatto ambientale correlato a tali input ed output (ISO 14042) e infine l’interpretazione dei risultati (ISO 14043).

La rilevanza di tale tecnica risiede principalmente nel suo approccio innovativo che consiste nel valutare tutte le fasi di un processo produttivo come correlate e dipendenti.

Gli Obiettivi

L’obiettivo principale è stato quello di valutare gli impatti ambientali di 3 prodotti a marchio Centrale del Latte di Salerno (latte Alta Qualità, latte Delattosato, Panna Fresca), lungo l’intero ciclo di vita “dalla culla alla tomba”, l’identificazione dei punti di maggiore criticità ambientale, il confronto dei risultati emersi con altri studi di settore e presso altre realtà simili alla Centrale, l’individuazione di specifiche azioni correttive e proposte di miglioramento.

Descrizione delle attività

Lo studio ha incluso l’intera filiera di produzione, a partire dall produzione del latte crudo presso gli allevamenti/aziende agricole, la produzione ed il trasporto del pack in Centrale, il trasporto del latte in Centrale, il trattamento presso la Centrale del Latte di Salerno ed il trasporto dei prodotti finiti al “mercato”.

Il sistema, dunque, è stato diviso in tre parti:

Upstream process: ha incluso l’attività di produzione di latte crudo da parte degli allevamenti/stalle, il trasporto di suddetto latte crudo in Centrale e la produzione ed il trasporto del pack necessario alla Centrale per il confezionamento dei prodotti.

Core process: è rappresentato dalle attività di trasformazione del latte crudo e produzione da parte della Centrale del Latte di Salerno.

Downstream process: è rappresentato dall’attività di distribuzione e trasporto dei prodotti lattiero-caseari della Centrale.

Come unità funzionale è stato definito 1 Litro di Prodotto confezionato in contenitori in poliaccoppiato.

I risultati dell’inventario sono stati assegnati alle categorie d’impatto cioè ad effetti ambientali conosciuti (effetto serra, assottigliamento dello strato di ozono, etc.). Per ciascuna categoria è stato scelto un indicatore ambientale con l’obiettivo di quantificare l’entità con cui il processo produttivo contribuisce agli effetti considerati.

 

Sintesi dei risultati

Dall’analisi del ciclo di vita dei tre prodotti lattiero-caseari della Centrale del Latte di Salerno oggetto del presente studio, si evince che le categorie più significative nella valutazione del profilo ambientale risultano essere:

  • Global Warming: fenomeno per il quale i raggi infrarossi emessi dalla superficie terrestre in seguito a riscaldamento solare sono assorbiti da molecole presenti in atmosfera e riemessi sotto forma di calore, determinando un riscaldamento globale dell’atmosfera.
  • Acidification: fenomeno per il quale le precipitazioni atmosferiche risultano avere pH inferiore alla norma, può provocare danni alle foreste e alle colture vegetali, così come agli ecosistemi acquatici e ai manufatti.
  • Eutrophication: arricchimento dei corsi d’acqua in nutrienti, che determina squilibri negli ecosistemi acquatici dovuti all’eccessivo sviluppo per mancanza di limitazioni nutritive.

 

La categoria di impatto più dannosa risulta essere quella del Global Warming (oltre il 98%).

 

Tale risultato è riconducibile essenzialmente a due cause principali:

  • le emissioni in aria di CH4 dovute alle attività zootecniche (85%);
  • le emissioni in aria di CO2 dovute al consumo di carburante utilizzato per il lavoro all’interno delle aziende agricole (10%).

 

Lo studio di LCA ha confermato che, per i 3 prodotti indagati, la fase di produzione di latte crudo presso gli allevamenti (aziende agricole) domina l’intero ciclo di vita per tutte le categorie di impatto (il suo contributo in percentuale è quasi sempre superiore al 60%); i flussi principali che influenzano questi risultati sono le emissioni in atmosfera di CH4 dovute alle vacche e di CO2 dovute al consumo di carburante utilizzato per il lavoro all’interno di suddette aziende agricole. Il contributo della fase di lavorazione in Centrale risulta sempre inferiore al 16%, tranne in Photochemical Oxidation del Latte Delattosato in cui si attesta al 20%.

Considerazioni finali e misure correttive

La valutazione ha permesso di stimare in maniera oggettiva, tramite indicatori riconosciuti in ambito internazionale, l’impatto ambientale dei 3 prodotti oggetto di studio, e definire un programma degli interventi nel medio e lungo termine:

  • esecuzione di un audit energetico per il processo (da auditor certificato in linea con il recepimento della Direttiva UE sul risparmio energetico), fino ad arrivare alla ISO 50001;
  • studio dettagliato sul sistema di conferimento del latte crudo e sul sistema di distribuzione del prodotto finito;
  • progettazione e messa a punto di un piano di raccolta e trattamento del pack, accordo con i fornitori per l’utilizzo di materiale riciclato, accordo con il Comune di Salerno e le imprese del settore del recupero e riciclo di materiale, al fine di abbattere di circa il 20% le emissioni di CO2;
  • creazione di un consorzio unico per gli allevatori e i produttori di latte crudo Salernitano e definizione di un piano di finanziamento e sgravi fiscali per le aziende, teso alla crescita e all’innovazione tecnologica;
  • piano di rinnovo a livello di infrastrutture delle aziende agricole con possibilità di progettare impianti di raccolta ad uso di biogas, al fine di abbattere di oltre il 25% le emissioni di CH4;
  • selezione di una dieta delle vacche per ridurre le emissioni enteriche, ottimizzare uso dei fertilizzanti e prevedere l’uso di tecniche di zootecnia di precisione.

 

L’insieme di queste azioni correttive, dovrebbe portare ad una riduzione sostanziale dei consumi energetici con relativa riduzione di circa il 15-20% dell’impatto ambientale nel ciclo di vita dei tre prodotti lattiero-caseari della Centrale del Latte di Salerno oggetto di suddetto studio.

 

 

 

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